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Cooperative e futuro

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Le cooperative, secondo molti, non sono più di moda, devono diventare “aziende come le altre”. Non la pensa così’ un economista di livello mondiale come Jeremy Rifkin, che pubblica “La società a costo marginale zero” (Mondadori, 2014, euro 22). Jeremy Rifkin, consulente di molti governi e istituzioni, una delle firme più prestigiose della moderna scienza economica, prevede l’affermazione di una nuova economia, fondata sulla collaborazione, i “Commons collaborativi”. Comunicazioni, condivisione delle idee, proficuità del collaborare creano un “Internet delle cose”. Rispetto al passato, dopve imperava la segretezza e la gelosia custodia delle informazioni, il futuro incoraggia a mettere le informazioni in comune, come già avvenuto tanto spesso in ambito informatico, dove grandissimi progressi a beneficio di tutti si sono realizzati dalla collaborazione tra chi mette a disposizione il codice informatico e chi ci lavora su. Rifkin prevede che la produttività possa aumentare il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato. In questo modo, ci si trova di fronte a due sfide: beni e servizi privati che non costano più molto, o addirittura niente, mettono in crisi il modello tradizionale di capitalismo. Tanto più che per produrli non serve praticamente più manodopera. La manodopera liberata potrebbe essere costretta alla fame: ma l’idea di Rifkin è più ottimista. Prevede un grande spostamento verso l’economia non profit, e quindi anche e soprattutto verso forme cooperative di lavoro dove tutti contribuiscono e lo scopo è più nella cura della società, cosa che invece che un costo si rivela un asset importante per consentire anche la produzione in condizioni di libertà, sicurezza e serenità generali, piuttosto che lasciare alla deriva il malessere sociale, che porta spese drammatiche di sicurezza e polizia, nonché all’esclusione di milioni dal benessere. Già oggi, dimostra Rifkin, il terzo settore è un fattore essenziale del Pil negli Stati Uniti e in tutte le economie avanzate. Ecco allora i prosumers, i produttori e consumatori in proprio, per cui conta la libertà d’accesso piuttosto che il prezzo, e la cooperazione rispetto alla concorrenza. Un discorso futuribile ? anche un ragionamento che prende sul serio la differenza tra profitto e felicità, tra ricchezza materiale e benessere. In tutto questo, il futuro annuncia nuove idee e nuovi modi non sol odi produrre ma anche di vivere. Le cooperative ci saranno.

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